Quando stavo scrivendo le storie di Chicca, a un certo punto mi sono accorta di una cosa: ero profondamente ispirata da Carlo Verdone, senza nemmeno rendermene conto. Dentro di me c'erano le tracce di tutti i suoi film.Carlo è il mio attore e regista preferito.Non so quante volte avrò visto film come "Un sacco bello","Bianco,rosso e Verdone,"Borotalco","Maledetto il giorno che t'ho incontrato","Viaggi di nozze"...
Il mio preferito resterà però sempre "Un sacco bello".
Quello che amo di Verdone è la malinconia che ogni personaggio cerca di mascherare ma che porta sempre con sè. I suoi personaggi fanno ridere, ma sotto la risata nascondono una tristezza, una sofferenza celata dietro un sorriso o una battuta. Adoro Un sacco bello proprio per questo: ogni personaggio, in fondo, porta dentro di sé una grande solitudine. Quelli che sembrano più buffi sono spesso i più teneri, i più feriti. È questa capacità di mescolare il comico e il commovente che mi ha formato lo sguardo,che ha in qualche modo ha influito sul mio modo di raccontare,di far apparire sulla scena i protagonisti dei miei racconti.
E così, scrivendo Il mondo di Chicca, mi sono ritrovata a costruire personaggi che ai film di Verdone devono moltissimo. Il più verdoniano di tutti, nel primo volume, è il "Sor Comando", il soprannome che Chicca dà al papà di una sua amichetta. È un uomo tutto impettito, che parla con la voce impostata, che persino quando si versa l'acqua nel bicchiere lo fa come se fosse al centro di una scena. Si crede un attore: alto, coi capelli impomatati, l'aria da divo anni Settanta. Ma dietro questa maschera ridicola si nasconde un uomo duro, che pretende troppo dalla figlia che è una bambina piccola,Maura, che avrebbe bisogno di affetto,non di pretese continue.Il padre la costringe a fare vasche su vasche in piscina. Quando lei dice di essere stanca, lui risponde che "''na sportiva nun se stanca mai". Maura sembra una bambina viziata, ma non lo è: ottiene tutto solo se fa ciò che vuole il padre.
E poi c'è la madre, persa in un mondo tutto suo, che non interviene mai. Si sente una diva. Porta i capelli come Raffaella Carrà, si veste come una soubrette, va a lavorare con abiti scintillanti, convinta di essere la donna più bella del quartiere. Vive in una sua bolla, senza accorgersi della tristezza della figlia né dell'assurdità del marito che si crede un divo. Sono figure comiche e amare insieme, proprio come le avrebbe immaginate Verdone.
L'ispirazione, però, non è solo nei personaggi. È anche nelle battute, nei dialoghi in romanesco, in quel modo verace di litigare e di volersi bene. Penso al rapporto tra Chicca e la sua amica Sabrina: Sabrina è più piccola di lei, eppure ha sempre quell'aria da saputella, da piccola comandante. Quando Chicca racconta una bugia talmente evidente da non reggere e Sabrina la smaschera, le due si allontanano.Tra uno screzio e l'altro,Chicca le dice "Mo' lassame perde."Quelli fra Chicca e Sabrina sono battibecchi veraci, di quelli che durano un attimo, perché poi l'affetto torna sempre più forte. È da quella comicità romana, da quel modo di rispondere a tono, che ho imparato tanto.
A Carlo Verdone devo molto, e lo ringrazio. Mi ha insegnato che si può far ridere e commuovere nella stessa scena di un film, che dietro ogni maschera comica c'è un essere umano fragile. È una lezione che porto con me ogni volta che scrivo perché io,come ho già detto, quando scrivo, ho sempre un occhio da regista: è come se nella mia testa girassi un film.
Vi aspetto, tra le righe.
Mayra Alvares
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