sabato 6 giugno 2026

Scrivo come se girassi un film 🎬

 


C'è una cosa che mi accompagna ogni volta che mi siedo a scrivere: io le storie non le penso, le vedo. Vedo le scene prendere vita, i personaggi camminare, gli oggetti, la luce, i gesti. È come se dietro gli occhi avessi una macchina da presa, e il mio compito fosse solo decidere dove puntarla e cosa mostrare.

Nei racconti del Mondo di Chicca questo sguardo cinematografico è ovunque. Nel racconto di Sandro si vedono i cavalloni che si gonfiano, la gente sulla spiaggia che trattiene il fiato, e lui che si butta coraggioso in mezzo alle onde. Nel racconto di zia Celestina,un'anziana parente sola, che riesce a sorridere solo quando è con Chicca, c'è il momento in cui la trisavola mangia con aria sognante le zollette di zucchero, lei che ha conosciuto due guerre e la fame, per cui niente va sprecato. E Chicca, guardandola così felice, la vede all'improvviso come una bambina bionda con gli occhi azzurri,che corre in giardino mentre i genitori la chiamano a tavola.

Perché per Chicca, e per me che scrivo, tra realtà e fantasia non c'è confine. Davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli di Roma,un negozio che esiste davvero,Chicca resta incantata e parla con la bambola che desidera.Balla con una sorellina immaginaria,come se fosse lì accanto a lei . Io vedo tutto questo quando scrivo. Vedo ogni scena.

Le mie radici cinematografiche sono dichiarate: amo il cinema, soprattutto quello italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Totò, Aldo Fabrizi, Franco e Ciccio, Nino Manfredi, Alberto Sordi, l'indimenticabile Sora Lella. Amo i film di Vittorio De Sica, e anche quelli del figlio Christian. Ma se devo indicare la mia ispirazione più grande, il massimo in assoluto, allora il nome è uno solo: Carlo Verdone. I suoi personaggi, i suoi caratteri romani, il suo modo di raccontare l'umanità con tenerezza e ironia sono per me una fonte inesauribile.

Ed è proprio dall'ironia romana che è nata la scelta di scrivere i dialoghi in dialetto romanesco, anche se romana non sono: amo quella parlata, quel modo di sdrammatizzare, di mettere una risata anche dove c'è tristezza. Perché molti di questi racconti, sotto la risata, nascondono qualcosa di malinconico. Come la storia di Federica, "l'avvocato delle cause perse": un racconto esilarante, eppure, a guardarlo bene, è una risata amara.

Alla fine è questo che spero: che chi legge sorrida, e che poco dopo si ritrovi a riflettere.

Vi aspetto, tra le righe 😊✍️🏻📚✨️


Mayra Alvares

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